Gestalt – Immagini ed esempi

Posted aprile 27th, 2010 in Università by vannyn

Cos’è la Gestalt?

La Gestalt è una corrente di pensiero, nata in Germania fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. I suoi sostenitori affermarono che la percezione di ciò che ci circonda non è la semplice somma di elementi e sensazioni primarie, bensì un’unità strutturata di esse.

Se ad una prima lettura questo può sembrare un concetto difficile da capire, il tutto si chiarisce immediatamente con un semplice esempio.

Se in una stanza buia si accendono e poi si spengono due differenti lampadine, in rapida successione, quello che percepiamo non è ciò che davvero accade (ovvero una luce che si accende e poi si spegne ed un’altra che anch’essa si accende e poi si spegne) ma piuttosto una sola luce che apparentemente passa da una posizione all’altra.

È evidente quindi come la nostra percezione dell’evento sia molto differente dalla semplice somma dei fenomeni che lo compongono presi separatamente. La Gestalt cerca di comprendere le leggi o principi con cui strutturiamo le nostre percezioni.

Conoscendo questi principi è possibile sfruttarli anche per disporre i vari elementi che compongono una pagina web in modo da rendere chiara la struttura e l’organizzazione del proprio lavoro fin dalla prima occhiata.

I principi della Gestalt

Vicinanza:All’interno di una stessa ‘scena’, gli elementi tra loro vicini vengono percepiti come un tutto.

Nell’esempio percepiamo prima di tutto 3 colonne verticali sottili, e non 2 colonne larghe o semplicemente 6 linee verticali.

Nel design di un’interfaccia possiamo utilizzare questo principio per rendere più chiara la struttura della pagina, avvicinando gli elementi che sono concettualmente correlati e allontanando fra loro quelli che non lo sono. È un principio che spesso, senza accorgercene, utilizziamonella divisione in paragrafi di un testo. Un uso corretto del principio di vicinanza lo possiamo vedere nella homepage di html.it.

Similitudine: All’interno di una stessa ‘scena’ gli elementi tra loro simili per forma, colore e dimesione vengono percepiti come collegati.

Nell’esempio percepiamo righe di punti pieni, alternate a righe di punti vuoti, benchè lo spazio fra punto e punto sia lo stesso, sia in orizzontale che in verticale.

Nell’impaginazione questo ha un riscontro molto comune: l’elenco puntato. Riutilizzare elementi, colori o simboli che visivamente collegano un’informazione ad un’altra aiuta a rendere accessibile e facilmente navigabile anche un sito con grandi quantità di contenuti.

Altri principi sono continuità, semplicità, periodicità e simmetria.


Diffusori di Schroeder QRD Passivi

Posted aprile 19th, 2010 in Università by vannyn

tesina redatta per il corso di Ing. del Software del prof. Carlo Masoero sui Diffusori acustici QRT di Schroeder.

estratto della tesina:

I Diffusori (o diffusori) sono strumenti utilizzati per controllare i riflessi nell’ambiente di ascolto (come echi, rimbombi e risonanze) in ambienti in cui si richiede alta fedeltà e basso riverbero in particolare posizionati nelle pareti posteriori e nei punti di prima riflessione;

Possono essere usati in alternativa (o anche in aggiunta) alle comuni tecniche di assorbimento perché non eliminano l’energia del suono, ma la utilizzano per ridurre efficacemente gli echi distinti e le riflessioni, garantendo comunque un’ottima qualità e spazialità sonora.

Esempio pratico:Una normale parete, essendo una superficie riflettente, rifletterà la maggior parte dell’energia con un angolo uguale all’angolo di incidenza, invece con un diffusore l’energia verrà irradiata in molte direzioni e molto sfasata, diffondendo l’energia sia nel tempo che nello spazio.

Anche se i diffusore acustici migliorano la diffusione del suono, il principale motivo per cui vengono costruiti è per ottenere delle correzioni di carattere acustico/ambientale nelle architetture interne che presentano particolari problematiche di propagazione del suono.


Clicca qui per vedere la presentazione


Clicca qui per vedere la presentazione

Ipotesi di Soluzione Crossmediale per il museo di Van Gogh di Amsterdam

Posted novembre 13th, 2009 in Università by vannyn

Partendo dal libro delle lettere di Van Gogh (v. link), immaginate e descrivete a grandi linee un progetto culturale, caratterizzato da una narrativa di tipo crossmediale, che serva da avvicinamento al turista intenzionato a visitare il museo di Van Gogh ad Amsterdam.


Nel libro delle lettere di Van Gogh il lettore riesce a ricostruire un’autentica e intima biografia del grande artista, che diventa essenziale per comprendere la dinamica delle sue opere.
Visitando il museo di Van Gogh ad Amsterdam, di certo il turista rimarrà impressionato visivamente dalle grandi opere dell’artista, una sensazione unica che nessuna fotografia o catalogo virtuale può
far rivivere. Ma l’osservatore, anche il più attento, però potrà estrapolare solo le informazioni che derivano dalla visione dei quadri e dalla lettura delle didascalie (qualora riportate). Inoltre molti
turisti, durante la visita di una città come Amsterdam (che mediamente potrà durare 7 giorni), si trovano a dover pianificare una serie di mete per escluderne altre, in base ai propri interessi e agli
appuntamenti riportati nelle guide che si trovano nei centri di accoglienza turisti.
Quindi si può pensare ad un sistema che invogli il turista a visitare il museo di Amsterdam analizzando quali sono i fattori che “pilotano” la scelta delle mete da visitare.
Da queste considerazioni può partire un’analisi di cosa può offrire la crossmedialità al turista,  ricavando le informazioni aggiuntive dalle lettere personali dell’autore, per creare attorno all’artista
un ambiente più completo, che coinvolga e interessi, oltre che l’occhio, tutti i sensi e, soprattutto, tutti i mezzi di comunicazione possibili.
All’interno del museo si potrebbe creare una stanza olografica, in cui viene ricreato l’ambiente in cui Van Gogh viveva e la sua figura olografica che vive la stanza, si siede, parla e legge le proprie
lettere, in un’atmosfera calda, soffusa e intima. Il visitatore, fornito di auricolari (per ascoltare nella propria lingua le letture), potrà sedersi nel letto (nello stile del famoso quadro) e sentire l’essenza
della vita del grande artista.
Per pubblicizzare la stanza olografica di Van Gogh, sarebbe bene raggiungere il turista non appena egli arriva in città creando una campagna mediatica nei centri di accoglienza per turisti.
Qui egli potrà iscriversi ad un servizio gratuito (o con una piccola somma) che invia SMS sugli eventi che accadono ad Amsterdam e citazioni delle lettere di Van Gogh, al fine di invogliare ed
incuriosire il turista.
Un’altra idea potrebbe essere quella di proporre una innovativa caccia al tesoro di Van Gogh :
- al turista viene data una mappa con 4-5 posti di Amsterdam da visitare legati alla vita di Van Gogh avendo come indizi gli estratti delle lettere dell’artista;
- L’ultimo posto da visitare sarà proprio il museo di Van Gogh in cui il turista troverà un box in cui potrà inserire la “soluzione” dell’enigma;
- Se il turista risponde correttamente riceverà un biglietto omaggio per la visita della sala olografica.

La distribuzione musicale nel web

Posted novembre 13th, 2009 in Università by vannyn
Il mondo della distribuzione musicale sta cambiando radicalmente. Delineate i
cambiamenti in atto e le nuove modalità di distribuzione crossmediale che potrebbero
caratterizzare il mercato musicale in futuro.
ITunes batte Wal-Mart nella classifica dei music-store. Virgin ha chiuso l’ultimo dei megastore di New York.
Sempre più artisti creano etichette indipendenti e/o affidano la fruizione delle loro operea Social Media Network.
La Universal Music Group e la Sony BMG sono i maggiori “uploader” di video su Youtube.
Si potrebbero elencare “ad libitum” gli accadimenti che stanno segnando simbolicamente la fine della età d’oro della musica su supporto fisico.
Un evento inevitabile e assolutamente prevedibile: da più di 10 anni ormai la musica è fruita informato digitale e online viene scambiata, ascoltata e acquistata.
Nonostante le difficoltà legatealla pirateria e al file sharing, l’acquisto in rete rappresenta oggi un business in grado di fruttare ben 4 miliardi di dollari ad artisti e case discografiche solo da iTunes!Tuttavia, i modelli di fruizione della musica sono in continua evoluzione e rischiano oggi di metterein crisi iTunes e lo stesso concetto di possesso della musica.
Da una ricerca di Forrester, in cui si analizza l’evoluzione del consumo musicale e il ruolo dei SocialMedia Network nel futuro dell’industria vengono affrontate due questioni:
lo streaming è in grado di rimpiazzare del tutto l’effettivo acquisto?è possibile monetizzare la “social music”?
Le internet radio e i servizi di streaming online, come Last.fm, Youtube, Myspace rendonopossibile l’ascolto di pressochè ogni genere e artista gratuitamente o quasi (es. dal 30 marzoLast.fm richiede un pagamento di 3 euro mensili al di fuori di USA, Regno Unito e Germania) .
Mulligan, autore della ricerca, delinea il profilo degli “sharer” e dei “fan musicali attivi sui SocialNetwork” per arrivare alla conclusione che sono esperti, appassionati, e persino più propensi acomprare musica degli alti consumatori.
Per questo la maggior parte delle radio online integra unservizio d’acquisto e Myspace consente di acquistare il download di alcune delle canzoniliberamente ascoltabili.
Secondo la ricerca Forrester le possibilità di monetizzazione della Social Music muovono però inun’altra direzione e sono destinate a migliorare significativamente grazie alla pubblicità.
Ricordiamo che il più grande colosso dell’ICT, Google, ha i suoi maggiori ricavati dalla pubblicitàinserita in servizi di prim’ordine (mail, ricerca, etc.) che offre gratuitamente ai suoi iscritti.
Sui Social Media Networks gli utenti si autosegmentano indicando i propri gusti, anche musicali, erendendo così molto più semplice la targetizzazione del messaggio da parte dei pubblicitari.
Inoltre il network consente loro di “abitare” le pagine (e quindi di fruire pubblicità) scambiando messaggicon gli amici, condividendo foto e video, etc.
Sembra quindi che la musica abbia trovato la via da percorrere per sopravvivere nell’era digitale.
Sinora è certo che abbonamenti e pubblicità non sono sufficienti a coprire i costi che la grandicase discografiche impongono ( Youtube perde ogni anno il doppio di quanto guadagna) eprobabilmente saranno incapaci di riportare nell’immediato futuro l’industria all’età d’oro, quandotutti compravano i CD, dischi e cassette. C’è però un altro scenario, come sostenuto dallo stessoMilligan : “Social music may not generate much revenue now, but monetization’s effectivenessmust — and will — improve”: un grande investimento a buon rendere, che vedrà i suoi effetti traun paio di anni e che farà la fortuna dei vari (o del migliore) Big dell’ICT (Google, Microsoft,Myspace, Apple) e delle major discografiche.
testo redatto per l’Esame di Cross-Media –  Vanni G. Rizzo - 13 Novembre 2009