Il mondo della distribuzione musicale sta cambiando radicalmente. Delineate i
cambiamenti in atto e le nuove modalità di distribuzione crossmediale che potrebbero
caratterizzare il mercato musicale in futuro.
ITunes batte Wal-Mart nella classifica dei music-store. Virgin ha chiuso l’ultimo dei megastore di New York.
Sempre più artisti creano etichette indipendenti e/o affidano la fruizione delle loro operea Social Media Network.
La Universal Music Group e la Sony BMG sono i maggiori “uploader” di video su Youtube.
Si potrebbero elencare “ad libitum” gli accadimenti che stanno segnando simbolicamente la fine della età d’oro della musica su supporto fisico.
Un evento inevitabile e assolutamente prevedibile: da più di 10 anni ormai la musica è fruita informato digitale e online viene scambiata, ascoltata e acquistata.
Nonostante le difficoltà legatealla pirateria e al file sharing, l’acquisto in rete rappresenta oggi un business in grado di fruttare ben 4 miliardi di dollari ad artisti e case discografiche solo da iTunes!Tuttavia, i modelli di fruizione della musica sono in continua evoluzione e rischiano oggi di metterein crisi iTunes e lo stesso concetto di possesso della musica.
Da una ricerca di Forrester, in cui si analizza l’evoluzione del consumo musicale e il ruolo dei SocialMedia Network nel futuro dell’industria vengono affrontate due questioni:
lo streaming è in grado di rimpiazzare del tutto l’effettivo acquisto?è possibile monetizzare la “social music”?
Le internet radio e i servizi di streaming online, come Last.fm, Youtube, Myspace rendonopossibile l’ascolto di pressochè ogni genere e artista gratuitamente o quasi (es. dal 30 marzoLast.fm richiede un pagamento di 3 euro mensili al di fuori di USA, Regno Unito e Germania) .
Mulligan, autore della ricerca, delinea il profilo degli “sharer” e dei “fan musicali attivi sui SocialNetwork” per arrivare alla conclusione che sono esperti, appassionati, e persino più propensi acomprare musica degli alti consumatori.
Per questo la maggior parte delle radio online integra unservizio d’acquisto e Myspace consente di acquistare il download di alcune delle canzoniliberamente ascoltabili.
Secondo la ricerca Forrester le possibilità di monetizzazione della Social Music muovono però inun’altra direzione e sono destinate a migliorare significativamente grazie alla pubblicità.
Ricordiamo che il più grande colosso dell’ICT, Google, ha i suoi maggiori ricavati dalla pubblicitàinserita in servizi di prim’ordine (mail, ricerca, etc.) che offre gratuitamente ai suoi iscritti.
Sui Social Media Networks gli utenti si autosegmentano indicando i propri gusti, anche musicali, erendendo così molto più semplice la targetizzazione del messaggio da parte dei pubblicitari.
Inoltre il network consente loro di “abitare” le pagine (e quindi di fruire pubblicità) scambiando messaggicon gli amici, condividendo foto e video, etc.
Sembra quindi che la musica abbia trovato la via da percorrere per sopravvivere nell’era digitale.
Sinora è certo che abbonamenti e pubblicità non sono sufficienti a coprire i costi che la grandicase discografiche impongono ( Youtube perde ogni anno il doppio di quanto guadagna) eprobabilmente saranno incapaci di riportare nell’immediato futuro l’industria all’età d’oro, quandotutti compravano i CD, dischi e cassette. C’è però un altro scenario, come sostenuto dallo stessoMilligan : “Social music may not generate much revenue now, but monetization’s effectivenessmust — and will — improve”: un grande investimento a buon rendere, che vedrà i suoi effetti traun paio di anni e che farà la fortuna dei vari (o del migliore) Big dell’ICT (Google, Microsoft,Myspace, Apple) e delle major discografiche.
testo redatto per l’Esame di Cross-Media – Vanni G. Rizzo - 13 Novembre 2009

